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Antonella Napoli

Il mio nome è Meriam

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  • 14.90 prezzo di copertina
  • 140pagine

La trama

«Ascoltai le parole del giudice senza abbassare lo sguardo, mentre all’esterno del tribunale un gruppetto di estremisti accoglieva la sentenza e festeggiava al grido di Allah Akbar! Non sapevo di essere un simbolo, né mi importava. Pensavo soltanto a mio marito, al piccolo Martin e alla vita che cresceva dentro di me. Pensavo che sarebbero bastate due parole per uscire dall’incubo e tornare a una vita normale. Ma che non le avrei dette. Né allora né mai. Avrei sopportato qualsiasi pena pur di difendere la mia dignità e tutelare la libertà di scegliere e credere nella propria religione. Qualsiasi essa fosse.»


Il suo caso ha tenuto milioni di persone con il fiato sospeso. Meriam Ibrahim Ishag, una giovane sudanese di religione cristiana, è stata arrestata da un tribunale di Karthoum dopo che un parente – un perfetto sconosciuto – l’aveva denunciata per apostasia. Incarcerata incinta con il figlio piccolo, in condizioni durissime, all’ottavo mese di gravidanza è stata condannata a cento frustate con l’accusa di adulterio per aver sposato un cristiano e alla morte per impiccagione per aver rifiutato di abiurare. In catene, Meriam ha dato alla luce sua figlia. Anche per quella bambina non ha abbassato lo sguardo. Anche per lei non ha smesso di lottare. E con lei ha lottato Antonella Napoli, la giornalista italiana che ha promosso la campagna per portare il caso all’attenzione del mondo. Ora racconta la sua storia. Una storia che non è solo la sua. Perché ci sono troppe bambine, ragazze, donne vittime della sharia, troppe Meriam, Malala, Hina, Sanaa, Asia, Sakineh. Oggi più che mai.


L'autore

Antonella Napoli, giornalista e scrittrice, collaboratrice di Vanity Fair, Limes e L’Huffington Post. Presidente dell’associazione “Italians for Darfur Onlus”, si occupa da anni di diritti umani, promuovendo campagne, eventi e iniziative istituzionali. È coordinatore per l’Italia della campagna internazionale Sudan 365. Unica giornalista italiana a raccogliere in Sudan le testimonianze delle donne vittime di stupro, utilizzato come arma di guerra, autrice del reportage Andata e ritorno dall’inferno del Darfur, ha ricevuto la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica.

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